E’ tempo di cambiare:
l’inquinamento globale

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L'inquinamento ambientale

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E’ tempo di cambiare:
l’inquinamento globale

La situazione inquinamento è preoccupante ed entro il 2030 saremo nel punto di non ritorno.

Nel 2010, a livello globale, sono state prodotte ogni giorno 3,5 milioni di tonnellate di rifiuti e si calcola che nel 2050 l’acqua potrebbe addirittura contenere più plastica che pesci.

Il problema più grave è che in Europa, c’é una grande difficoltà nel trattare questi rifiuti, in quanto molti di essi vengono trattati in Cina.

A causa della guerra commerciale con l’America però, la Cina stessa ha ridotto il PIL, riducendo così la richiesta di plastica e cartone riciclabile da parte dell’Italia. Quest’ultima, infatti, nel 2018 ha raggiunto l’undicesimo posto fra le nazioni esportatrici di rifiuti in plastica, con una quantità poco inferiore alle 200.000 tonnellate.

La Cina ha detto un secco no all’importazione di rifiuti di plastica, facendo emergere enormi falle nel sistema di riciclo su scala globale, alterando le rotte commerciali e rallentando notevolmente la produzione, che richiede molti più rifiuti esteri in meno da recuperare per riprodurre plastica e cartone.

Qual è il rifiuto che viene maggiormente esportato?

Sicuramente carta, cartone e plastica.

Per quanto riguarda i rifiuti classici non riciclabili, gli stati del Nord Europa hanno optato per lo smaltimento con gli inceneritori, quindi attraverso un processo di combustione ad altissima temperatura.

L’Italia invece preferisce le discariche, seppellendo così i rifiuti ed evitando emissioni di Co2. Tuttavia, entro 2/3 anni, le discariche saranno completamente piene ed è per questo che lo stato ha assegnato delle priorità di smaltimento: i comuni vengono al primo posto, ovvero saranno i primi a smaltire i rifiuti nelle discariche, a seguire le aziende che in caso trovassero le discariche piene, dovranno smaltire i rifiuti esportandoli all’estero.

In quali paesi si utilizzano maggiormente gli inceneritori?

Gli inceneritori li troviamo principalmente nelle zone di Austria, Germania e Polonia.

Detto ciò, tutti gli impianti italiani, per agevolarsi nel lavoro si son mossi per cercare inceneritori in Europa ma essendo già in difficoltà nel bruciare i loro rifiuti, la risposta non è sempre stata positiva.

La Germania, infatti, ha ridotto di molto la quantità italiana di rifiuti da trattare e tra le industrie si vocifera che da settembre anche la Polonia chiuderà le porte, e se così fosse ci troveremmo altre 200.000 tonnellate di rifiuti a settimana che non sapremmo come gestire.

Tutto ciò comporta continui aumenti di prezzo, dato che chi riesce a gestire i rifiuti è anche colui che decide il mercato, spesso a discapito di chi ha bisogno di un aiuto per i processi di trattamento.

Andrea Montagna
Autore: Andrea Montagna

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